lunedì 2 marzo 2015

Cogli il fiore: quello che fu il mio primo impatto col Kung Fu




Sono cresciuto, tra le altre cose, nel mito cinematografico di Jean Claude Van Damme che alla fine degli anni ottanta esplose definitivamente con il film "senza esclusione di colpi". Nessuna sorpresa se quindi già in tenera età nasce in me una grande passione per le arti marziali. Purtroppo per lungo tempo quello tra me e le arti marziali rimane solamente un amore platonico per colpa della lontananza delle varie plaestre in cui queste discipline venivano insegnate.
Buco nero di quindici anni.
Università (mai portata a termine) a Modena: lo scenario cambia radicalmente e la scelta a pochi passi da casa diventa consistente. Ju jitsu, kick box, judo, wing tsun, karate, aikido e, lacrime agli occhi, Shaolin Kung fu. Non ci metto più di due secondi a scegliere. Shaolin Kung Fu: da qui tutto ebbe inizio, da qui ogni singola arte marziale ha preso vita se si va a ritroso.
Preparo la mia brava sacca da sportivo e, accompagnato da un paio di amici che si sono lasciati coinvolgere, parto alla volta della palestra dove l'antica arte viene insegnata.
Il maestro ci vede entrare e noi a nostra volta vediamo un piccolo gruppo di ragazzi ai suoi ordini, ragazzi (e maestro giovanissimo) che diventeranno poi nostri buoni amici. Il maestro sorride tra sé e sé. Noi non lo sappiamo ma la sua politica è "Scremare". Questo è un corso ad altissimo livello (è il discepolo prediletto del maestro cinese che fino a qualche anno prima insegnava alla guardia imperiale cinese, per intenderci) e solo chi è veramente motivato rimane. Ci massacra letteralmente tra corsa, flessioni e addominali. Kung fu: duro lavoro. Si arriva poi alla parte tecnica. Si parla di una tecnica chiamata "cogli il fiore" la prima tecnica che noi tre pivelli andremo ad imparare. Cogli il fiore. Un nome evocativo, in perfetto stile orientale. Scopriamo che cogli il fiore non è altro che una tecnica per eludere la difesa dell'avversario e colpirlo alla tempia con una gomitata. Amore a prima vista, non tanto per quello che saremmo stati in grado di fare quanto per l'eleganza e la potenza del gesto. Da lì in avanti, tra forme dei cinque animali e forme ancora più particolari e letali è stata un'escalation di sudore e soddisfazioni.
Il tutto è finito, per varie ragioni, da tre o quattro anni ma le braci della passione sono lì, appena sotto la cenere, pronte a divampare nell'incendio che fu.
E da settembte 2015 sarà così!

10 commenti:

  1. Anche io, come ti dicevo, da piccolo ho praticato il kung-fu... ora faccio tutt'altro ma comunque riconosco una profonda e filosofica nobiltà in quell'arte marziale... Insomma, non sei stato scremato dal maestro, bene!^^

    Moz-

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    1. Non sono stato scremato ma ti giuro Miki che in alcuni momenti avrei voluto esserlo stato... dopo certi allenamenti mi facevano male anche muscoli che in realtà credo non esistano ^^

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    2. Beh, allora lavoravi bene, si vede!^^

      Moz-

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  2. Il Kung Fu è invece un mio grande rimpianto... Avrei tanto voluto, ma non mi sono mai avvicinato a una palestra. Da giovanissimo ero piuttosto timido e timoroso di fare brutte figure. Poi crescendo sono radicalmente cambiato, ma il treno era già passato!

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    1. Robbi io ora non so quanti anni hai ma fidati se ti dico che provare anche ora non ti costa niente. Buttati e pian piano sentirai benefici fisici che nemmeno immagini. :)

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  3. Non faccio kung fu, ma leggo passione nelle tue parole!

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  4. da ragazzina avrei voluto fare arti marziali, perché mi ispiravamno i power rangers sopra ogni altra motivazione possibile e plausibile.
    mia madra mi iscrisse a danza

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